XIV esima edizione del Critical Wine – Non ce la beviamo

Sono passati quasi 20 anni da quando Luigi Veronelli, giornalista enogastronomo anarchico, tracciò le linee guida del pensiero Terra e Libertà/Critical Wine. Tra le sue osservazioni sentiamo sempre più attuali due concetti fondamentali: il rispetto della t/Terra, nella sua ambivalenza di significato, e la riattivazione/creazione di rapporti sociali.

In questi mesi di caos e tristezza, Genova assiste ad una pantomima in cui le istituzioni pubbliche, sottraendosi da ogni responsabilità, puntano il dito da un’altra parte, sfruttando la rabbia e il malcontento comune per alimentare odio e intolleranza.

Noi non ce la beviamo.
La nostra sicurezza non è un ordine pubblico fatto di divieti, restrizioni e sgomberi.
Non è un decoro urbano subordinato alla vendita turistica della città, che subdolamente favorisce l’emarginazione degli ultimi, dei migranti, dei senza fissa dimora.
Di certo non è un decreto sulla sicurezza che contiene però condoni e innalzamento dei livelli di diossina nei fanghi utilizzati in agricoltura.

La sicurezza che cerchiamo inizia dal rispetto della t/Terra, dalla manutenzione del territorio, a partire proprio da quegli agricoltori che sono il simbolo di chi il territorio lo difende e lo presidia, prendendosene cura, non sfruttandolo e sottraendolo al degrado.
La sicurezza in cui crediamo è una città che modifica i propri ritmi e le proprie abitudini, si organizza e dà vita a nuove pratiche collettive di solidarietà e aiuto, riattivando i rapporti sociali.
La nostra sicurezza riparte dalla partecipazione attiva, dagli spazi sociali, dall’aggregazione e dalla riappropriazione delle relazioni umane. Come al Critical Wine, in cui il rapporto con chi produce non è puramente economico, ma è fatto di storie ed esperienze di vita di chi la terra la lavora e ce la può raccontare.